Domanda:
Illuminismo?
anonymous
2006-07-14 06:40:08 UTC
Cosa ne pensate dell'illuminismo?io penso che fu un periodo fantastico! secondo voi?e vi trovate maggiormente daccordo kn le idee di rousseau, diderot, o d'alambert o altri?
Nove risposte:
anonymous
2006-07-14 14:44:16 UTC
indubbiamente uno dei periodi storici più affascinanti e interessanti..



tutti gli autori da te citati sono di grandissima rilevanza, padri del pensiero liberale moderno.



Aggiungerei a quelli da te indicati il nome di Voltaire...



Consiglio a tutti la lettura sia del Dizionario filosofico di Voltaire che del Candido.



Due vere pietre miliari,
anonymous
2006-07-15 10:48:06 UTC
cookie fai delle gran belle domande! :))))

cmq a me è piaciuto in relazione al romanticismo, di per se nn mi ha appassionato troppo..
essebi6802
2006-07-14 14:18:48 UTC
Credo sia stato un periodo fondamentale e determinante per la nostra storia, un periodo di grandi battaglie intellettuali contro l'immobilismo aristocratico e clericale. Personalmente ammiro Voltaire che con la sua audacia verbale e con il suo cinismo, con la sua verve polemica, e con la sua indole dissacratrice, profuse incalcolabili energie vitali ed idee innovative.
jack
2006-07-14 14:17:47 UTC
l'illuminismo é il trionfo della ragione l'uscita del ns mondo dal buio della superstizione eletta a modus vivendi. Io tra gli illuministi preferisco Rousseau x il contratto sociale, anche x anedotto ricordo con emozione un giorno a Parigi quando nel ristorante che si vanta di essere il + più vecchio ancora in attività (le propoque o un nome simile), il cameriere mi ha indicato un, tavolo e sopra c'era una targa che diceva che era il posto preferito d'abitudine da Diderot, l'enciclopedista.
Angelo88 da Siena
2006-07-14 14:15:05 UTC
Illuminismo. Movimento culturale diffusosi nell' Europa del Settecento. Il termine faceva appello ai “lumi" della ragione dell'uomo e della scienza, quali strumenti di lotta contro l’ignoranza e la superstizione dei secoli precedenti. Raggiunse la massima espansione in Francia con Montesquieu, Voltaire e gli enciclopedisti intorno alla metà del secolo.

Sue caratteristiche fondamentali furono la fede nella ragione umana e nella natura. Massimo rilievo ebbe quindi la "razionalità" che portava ad applicare nel campo della conoscenza il metodo sperimentale, senza più fare affidamento su altro che non fosse la propria ragione. Il che consentiva di individuare leggi generali che ponessero l'uomo in grado di giungere alla ricostruzione di una nuova era in cui potesse sentirsi, come all’origine, libero e innocente, perché sostenuto dalla propria ragione e liberato dai dogmi della fede.











Dopo il Rinascimento l’uomo si guardò in uno specchio. E si vide. Si accorse di esserci, e non più come creatura di Dio che a Dio soltanto doveva rivolgere azione e pensiero, uniformando la propria vita e quindi la propria immagine unicamente alla parola di lui. Dopo i lunghi secoli della grande teologia che aveva pervaso il mondo escludendone l’uomo, cominciò a diffondersi il chiarore di un nuovo giorno, che dallo stesso uomo traeva luce e nel contempo lo illuminava, ricollocandolo al centro della sua vita come nei grandi momenti della cultura filosofica greca: l’uomo, con il suo pensiero e la sua ragione.



E secolo della ragione fu definito il Settecento, perché l’uomo erede della Rinascenza ricominciò a meditare su se stesso, a ragionare, a interrogarsi; fu il secolo dell’uomo ritornato bambino dai mille perché, che non più da Dio o dalla speculazione teologica attendeva risposte, ma da sé medesimo, dal proprio pensiero, dai “lumi” della propria ragione. Nel Settecento vi fu il prodigio filosofico, religioso, sociale e politico dell’uomo moderno, che uscì finalmente dalla minore età e si accorse di potersi sottrarre alla pervasiva tutela di Dio e dei suoi intermediari: l’Illuminismo, forse la più bella pagina della cultura francese. .



I lumi della ragione: solo essa poteva dar luce all’uomo, fargli capire la vita, la natura che lo circonda, aiutandolo a rischiarare il buio del suo cammino; e l’Illuminismo (da “lumi della ragione”, appunto) è caratterizzato da una nuova fede, quella nella ragione e nel potere illuminante della conoscenza. Mentre pensatori più ancorati alla tradizione si sforzavano di dimostrare l’assoluta inconciliabilità della ragione con la fede, esortando gli uomini a non fidarsi della loro propria ragione e a scegliere le verità della fede, altri non se ne fecero convincere, rifiutarono di attribuire razionalità alla rivelazione e scelsero come più attendibile la propria ragione.



L’illuministica fede nel raziocinio umano è l’esigenza, finalmente avvertita, di vederci chiaro, di giudicare con spirito critico; è impegno di rinnovamento, per poter scrutare e influire sulla realtà e sul proprio destino con la forza della ragione: il rifiuto di portare il proprio cervello all’ammasso, come chiedono tutte le “chiese”, tanto religiose quanto politiche.



L’aspetto più radicale dell’Illuminismo è la critica e il rifiuto di ciò che è trascendente (e quindi assolutistico, in campo politico: la Rivoluzione francese e le democrazie moderne sono “figlie” dell’Illuminismo); e si manifesta contro tutti i convincimenti che hanno come base un uso dogmatico della ragione, quali l’accettazione di “verità” rivelate. L’Illuminismo avverte il trascendente come qualcosa che distrae l’uomo dal suo compito terreno e dalla sua essenza interiore. Nasce quindi una nuova forma di religiosità; la difesa della libertà dell’uomo diventa difesa di quei convincimenti religiosi che siano dettati dal raziocinio e non da altri, mentre il culto di Dio diventa un fatto personale e intimo che rifiuta intermediazioni fra creato e creatore.



Per il pensiero illuminista la religione o è superflua (per i materialisti l’ateismo fu addirittura il segreto della felicità; ma non misero in conto la disperazione che attanaglia chi non è capace di aggrapparsi a una fede nei momenti più cupi), o è un fatto esclusivamente personale e interiore, che si manifesta nel rifiuto di accettare passivamente e senza giudizio critico i dogmi teologici e i rituali della religione tradizionale.



La morale si emancipa dalla religione e riafferma la propria indipendenza e individualità, trovando giustificazione nel solo singolo individuo: esiste già nell’animo dell’uomo un “sentire” religioso, un istinto, un senso morale che lo guida nel suo agire; non c’è bisogno di cercare e seguire sentieri indicati da altri.



Un altro aspetto dello spirito illuminista è il principio della tolleranza; la nuova religiosità viene vista e vissuta come un fatto di ricerca interiore, e quindi si impone la necessità di rispettare il sentimento religioso di ciascuno, oltre alle scelte pratiche che ne conseguono; mentre al contrario l’intolleranza, che sgorga quasi sempre dall’accettazione acritica di dogmi e di verità rivelate, denota l’incapacità di un sentimento religioso vero e intimamente vissuto.



Accanto a ciò, il pensiero illuminista rifiuta la tesi dell’originaria perversità dell’uomo e, ovviamente, non accetta il peccato originale; l’uomo è per natura buono e degno di fiducia: è la società che lo deteriora e lo rende cattivo. Di conseguenza, da questa rinnovata concezione e immagine dell’uomo nasce l’esortazione a uscire dalla minore età, dall’incapacità di servirsi autonomamente del proprio intelletto senza ricorrere al patrocinio di alcuno.



Fede assoluta, quindi, nella ragione e nel potere illuminante della conoscenza, sul piano religioso come su quello pratico. Sono questi i fondamenti, lo spirito e la ragion d’essere di quella che può essere considerata l’opera più tipica e distintiva dell’Illuminismo, l’Enciclopedia: uno strumento dato all’uomo per conoscere e capire tutto il sapere con l’aiuto della ragione.



Opera imponente che fu concepita (e richiese trent’anni di appassionato lavoro, dal 1751 al 1780) come la raccolta e la sintesi di tutte le conoscenze, di tutte le scoperte del pensiero a cui erano giunte nel tempo le varie discipline del sapere. Autori di questo innovativo e sorprendente lavoro, che dal suo nome sono noti come gli enciclopedisti, furono tutti uomini di vasta cultura e di ampie relazioni anche internazionali con insigni esponenti dell’intellighentzia e della politica del loro tempo: Diderot, D’Alembert, Rousseau, Montesquieu, e François Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire.

OPPURE

Nel periodo conosciuto come Età dell'Illuminismo, l'Europa del XVIII secolo fu testimone di notevoli cambiamenti culturali, caratterizzati da una perdita della fede nelle tradizionali sorgenti religiose di autorità e dalla conseguente esaltazione di idee e principi storicamente diffusi in Europa dal Cristianesimo in funzione proprio di polemica anticristiana, in quanto considerati come avulsi dalla loro origine religiosa: libertà, uguaglianza, fraternità (o fratellanza), diritti umani, scienza, pensiero razionale e autonomia del potere politico. Molti storici rilevano, infatti, una certa paradossalità della situazione.



Una delle influenze sull'Illuminismo consistette nei resoconti dei preti cattolici in Cina, che servirono come modello per un secolare despota illuminato.



Le sollevazioni dell'Età dei Lumi portarono direttamente alla Rivoluzione Americana così come alla Rivoluzione Francese e influenzarono significativamente la Rivoluzione industriale. Le idee dell'Illuminismo furono anche fortemente influenti nella stesura della Costituzione degli Stati Uniti e di quelle che seguirono, soprattutto negli stati europei.



L'Illuminismo fu anche segnato dal sorgere del capitalismo e dall'ampia disponibilità di materiale stampato. L'Encyclopédie francese, combinava articoli sul libero pensiero con informazione tecnologica.



Un'importante risposta all'Illuminismo all'interno della comunità ebraica europea fu il movimento Haskalah.



Il concetto di un singolo movimento di dimensioni europee può essere certamente sfidato nei dettagli: esso riflette un predominio culturale del pensiero francese. È infatti possibile analizzare diversi movimenti nazionali.



Il termine "illuminismo" era usato dagli scrittori del tempo, convinti di provenire da un'epoca di oscurità e ignoranza e di dirigersi verso una nuova età, segnata dall’emancipazione dell'uomo e dai progressi della scienza sotto la guida dei "lumi" della ragione. L'illuminismo ebbe come principali centri di diffusione l'Inghilterra e la Francia. L’Inghilterra era stato il Paese dove meglio si era affermato l’empirismo, un orientamento di pensiero filosofico che riconduceva la conoscenza all'esperienza dei sensi, negando l'esistenza di idee innate o di un pensiero a priori ("ciò che viene prima" ossia una conoscenza che si acquisisce prescindendo dall'esperienza, cioè mediante il solo ragionamento deduttivo). Tratti comuni alle dottrine empiriste sono l'attenzione per i dati empirici come si presentano nella percezione, l’uso del metodo induttivo rispetto a quello deduttivo, la riduzione dei concetti universali a semplici nomi o rappresentazioni mentali, l'antimetafisica, lo sperimentalismo. Dalla "filosofia sperimentale" dello scienziato inglese Newton gli illuministi assunsero una concezione del pensiero scientifico secondo la quale, la ragione umana, attenendosi all'esame dei fenomeni, procede verso i principi, fino a pervenire, come dimostrava la scoperta della legge della gravitazione universale, a un quadro unitario del mondo fisico. L'illuminismo ebbe per precursori anche pensatori razionalisti come il francese Descartes, del quale i filosofi del XVIII secolo rifiutavano la pretesa di una conoscenza deduttiva derivante da idee innate e da principi noti a priori, ma facevano propria l'esigenza di "chiarezza e distinzione" delle idee, rifiutando il tradizionale principio d'autorità. Molti illuministi, rifiutando la metafisica, cercarono la conferma di una visione naturalistica e atea della realtà, propugnarono la tolleranza e polemizzarono contro le superstizioni e i pregiudizi. Sulla base di questi presupposti, non pochi autori e intellettuali teorizzarono un anticlericalismo e un attacco alla Chiesa, soprattutto quella cattolica, che, in non pochi casi, raggiunse livelli piuttosto pesanti. Nell'illuminismo si incontrarono aspetti eterogenei, della filosofia e della cultura moderne, dalla rivoluzione scientifica avviata da Copernico e Galilei alle ripercussioni culturali indotte dalle esplorazioni geografiche, dal razionalismo di Descartes all'empirismo di Locke. L'illuminismo fu portavoce del moderno spirito scientifico, che rifiutando l’autorità di Aristotele e della Bibbia rivendicò l'osservazione diretta dei fenomeni e l'uso autonomo della ragione. La fiducia nella ragione, coniugandosi con il modello sperimentale della scienza newtoniana, sembrava rendere possibile scoprire sia le leggi del mondo naturale, sia quelle dello sviluppo sociale. Si pensò allora che, usando saggiamente la ragione, sarebbe stato possibile un progresso indefinito della conoscenza, della tecnica e della morale.



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Diffusione dell'Illuminismo

L’illuminismo si diffuse rapidamente in Europa e nelle colonie nordamericane, ma la Francia enumerò molti spiriti eminenti. Il giurista e filosofo della politica Charles de Montesquieu, uno dei primi esponenti del movimento, esordì pubblicando scritti satirici contro le istituzioni contemporaneamente ad uno studio sulle istituzioni politiche, Lo spirito delle leggi (1748). A Parigi Denis Diderot, autore di numerosi trattati filosofici, incominciò la pubblicazione dell'Encyclopédie nel 1750, avvalendosi della collaborazione del matematico D'Alembert. Tale opera fu, non solo un compendio di conoscenze, ma anche un mezzo di diffusione dell’illuminismo e di critica degli oppositori. Il più rappresentativo tra gli scrittori illuministi francesi fu Voltaire, che iniziò la sua carriera come drammaturgo e poeta e fu autore di pamphlets (opuscoli satirici e polemici), saggi, satire e racconti brevi nei quali divulgò la scienza e la filosofia della sua epoca. Il filosofo intrattenne inoltre una voluminosa corrispondenza con scrittori e sovrani europei. Gli scritti di Jean-Jacques Rousseau, come Il contratto sociale (1762), l'Emilio (1762) e le Confessioni (1782), esercitarono una profonda influenza sulle teorie politiche e pedagogiche del secolo seguente e diedero impulso al romanticismo ottocentesco. L'illuminismo fu anche un movimento profondamente cosmopolita: pensatori di nazionalità diverse si sentirono accomunati da una profonda unità d’intenti, mantenendo stretti contatti epistolari fra loro. Furono illuministi italiani Pietro Verri e Cesare Beccaria in Italia, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson nelle colonie americane. Durante la prima metà del XVIII secolo, molti tra i principali esponenti dell'illuminismo furono perseguitati per i loro scritti o furono messi a tacere dalla censura governativa e dagli attacchi della Chiesa, ma negli ultimi decenni del secolo, il movimento si affermò in Europa ed ispirò la rivoluzione americana. Il successo delle nuove idee, sorretto dalla pubblicazione di riviste e libri e da nuovi esperimenti scientifici inaugurò una moda diffusa persino tra i nobili e il clero. Alcuni sovrani europei adottarono le idee e il linguaggio dell'illuminismo. Voltaire e altri illuministi, attratti dal concetto di filosofo-re che illumina il popolo dall'alto, guardarono con favore alla politica dei cosiddetti despoti illuminati, come Federico II di Prussia, Caterina II di Russia e Giuseppe II d'Austria. La Rivoluzione francese pose fine alla diffusione pacifica, ma talvolta anche solo elitaria, dell’illuminismo e, per i suoi episodi più sanguinosi, gettò discredito sull'illuminismo. La polemica romantica, agli inizi del XIX secolo, avversò la sottovalutazione delle tradizioni e della storia, la propensione per l'ateismo, indiscriminata esaltazione della razionalità. L’illuminismo si diffuse fra ampi strati della popolazione preparando l’avvento dell’età contemporanea.



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Precursori dell'Illuminismo

Jean Meslier, curato di campagna che nel 1729 lasciò un testamento ateo

Polish Brethren

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Alcune figure importanti dell'Illuminismo

Thomas Paine

Jean le Rond d'Alembert

Denis Diderot

Edward Gibbon

David Hume

Thomas Jefferson

Gotthold Lessing

John Locke

Montesquieu

Isaac Newton

Jean-Jacques Rousseau

Adam Smith

Baruch Spinoza

Voltaire
pjdik
2006-07-14 14:10:26 UTC
La teoria critica della società



Dialettica dell’Illuminismo fa segnare il definitivo abbandono del paradigma marziano che era alla base del materialismo interdisciplinare dei primi anni della Scuola di Francoforte. Alla teoria del valore si sostituisce ora una teoria del potere: L’illuminismo che si riferirono Adorno e Horkeneimer non è l’illuminismo dei philosophes del Settecento ma l’attitudine critica nei confronti del mito. L’Illuminismo si è rovesciato nel suo contrario, esso è diventato una potenza mitica, una forma di dominio che riduce tutto a se stesso e alla logica dell’identità. La ragione occidentale, identificata con la razionalità rispetto allo scopo, ora razionalità strumentale perde ogni riferimento ai valori senza altro scopo che quello dell’autoconservazione e del dominio.

L’illuminismo vede così un intreccio di mito e di dominio che si rintraccia già nelle origini della civiltà nel canto dell’Odissea; il canto delle sirene rappresenta il richiamo di quel principio del piacere cui gli uomini hanno dovuto imparare e come Odisseo anche i borghesi negheranno la felicità tanto più con la loro potenza l’avranno a portata di mano.

La logica del dominio propria della razionalità si manifesta con un livellamento di ogni differenza in un'unica dimensione di un rapporto strumentale con la natura in cui l’individuo diventa una cellula di risposta funzionale agli imperativi della ragione strumentale. Pj
ELI (Laura sei la numero uno!)
2006-07-14 14:00:51 UTC
cookie io sono d'accordo con te....qui nessuno ha capito la domanda.....

cmq a me è piaciuto rousseau, non capisco come un uomo che vivesse al suo tempo potesse tirar uori delle idee del genere: geniale!
JeSSiKiNa
2006-07-14 13:53:38 UTC
Nel periodo conosciuto come Età dell'Illuminismo, l'Europa del XVIII secolo fu testimone di notevoli cambiamenti culturali, caratterizzati da una perdita della fede nelle tradizionali sorgenti religiose di autorità e dalla conseguente esaltazione di idee e principi storicamente diffusi in Europa dal Cristianesimo in funzione proprio di polemica anticristiana, in quanto considerati come avulsi dalla loro origine religiosa: libertà, uguaglianza, fraternità (o fratellanza), diritti umani, scienza, pensiero razionale e autonomia del potere politico. Molti storici rilevano, infatti, una certa paradossalità della situazione.



Una delle influenze sull'Illuminismo consistette nei resoconti dei preti cattolici in Cina, che servirono come modello per un secolare despota illuminato.



Le sollevazioni dell'Età dei Lumi portarono direttamente alla Rivoluzione Americana così come alla Rivoluzione Francese e influenzarono significativamente la Rivoluzione industriale. Le idee dell'Illuminismo furono anche fortemente influenti nella stesura della Costituzione degli Stati Uniti e di quelle che seguirono, soprattutto negli stati europei.



L'Illuminismo fu anche segnato dal sorgere del capitalismo e dall'ampia disponibilità di materiale stampato. L'Encyclopédie francese, combinava articoli sul libero pensiero con informazione tecnologica.



Un'importante risposta all'Illuminismo all'interno della comunità ebraica europea fu il movimento Haskalah.



Il concetto di un singolo movimento di dimensioni europee può essere certamente sfidato nei dettagli: esso riflette un predominio culturale del pensiero francese. È infatti possibile analizzare diversi movimenti nazionali.



Il termine "illuminismo" era usato dagli scrittori del tempo, convinti di provenire da un'epoca di oscurità e ignoranza e di dirigersi verso una nuova età, segnata dall’emancipazione dell'uomo e dai progressi della scienza sotto la guida dei "lumi" della ragione. L'illuminismo ebbe come principali centri di diffusione l'Inghilterra e la Francia. L’Inghilterra era stato il Paese dove meglio si era affermato l’empirismo, un orientamento di pensiero filosofico che riconduceva la conoscenza all'esperienza dei sensi, negando l'esistenza di idee innate o di un pensiero a priori ("ciò che viene prima" ossia una conoscenza che si acquisisce prescindendo dall'esperienza, cioè mediante il solo ragionamento deduttivo). Tratti comuni alle dottrine empiriste sono l'attenzione per i dati empirici come si presentano nella percezione, l’uso del metodo induttivo rispetto a quello deduttivo, la riduzione dei concetti universali a semplici nomi o rappresentazioni mentali, l'antimetafisica, lo sperimentalismo. Dalla "filosofia sperimentale" dello scienziato inglese Newton gli illuministi assunsero una concezione del pensiero scientifico secondo la quale, la ragione umana, attenendosi all'esame dei fenomeni, procede verso i principi, fino a pervenire, come dimostrava la scoperta della legge della gravitazione universale, a un quadro unitario del mondo fisico. L'illuminismo ebbe per precursori anche pensatori razionalisti come il francese Descartes, del quale i filosofi del XVIII secolo rifiutavano la pretesa di una conoscenza deduttiva derivante da idee innate e da principi noti a priori, ma facevano propria l'esigenza di "chiarezza e distinzione" delle idee, rifiutando il tradizionale principio d'autorità. Molti illuministi, rifiutando la metafisica, cercarono la conferma di una visione naturalistica e atea della realtà, propugnarono la tolleranza e polemizzarono contro le superstizioni e i pregiudizi. Sulla base di questi presupposti, non pochi autori e intellettuali teorizzarono un anticlericalismo e un attacco alla Chiesa, soprattutto quella cattolica, che, in non pochi casi, raggiunse livelli piuttosto pesanti. Nell'illuminismo si incontrarono aspetti eterogenei, della filosofia e della cultura moderne, dalla rivoluzione scientifica avviata da Copernico e Galilei alle ripercussioni culturali indotte dalle esplorazioni geografiche, dal razionalismo di Descartes all'empirismo di Locke. L'illuminismo fu portavoce del moderno spirito scientifico, che rifiutando l’autorità di Aristotele e della Bibbia rivendicò l'osservazione diretta dei fenomeni e l'uso autonomo della ragione. La fiducia nella ragione, coniugandosi con il modello sperimentale della scienza newtoniana, sembrava rendere possibile scoprire sia le leggi del mondo naturale, sia quelle dello sviluppo sociale. Si pensò allora che, usando saggiamente la ragione, sarebbe stato possibile un progresso indefinito della conoscenza, della tecnica e della morale.



DIFFUSIONE DELL'ILLUMINISMO

L’illuminismo si diffuse rapidamente in Europa e nelle colonie nordamericane, ma la Francia enumerò molti spiriti eminenti. Il giurista e filosofo della politica Charles de Montesquieu, uno dei primi esponenti del movimento, esordì pubblicando scritti satirici contro le istituzioni contemporaneamente ad uno studio sulle istituzioni politiche, Lo spirito delle leggi (1748). A Parigi Denis Diderot, autore di numerosi trattati filosofici, incominciò la pubblicazione dell'Encyclopédie nel 1750, avvalendosi della collaborazione del matematico D'Alembert. Tale opera fu, non solo un compendio di conoscenze, ma anche un mezzo di diffusione dell’illuminismo e di critica degli oppositori. Il più rappresentativo tra gli scrittori illuministi francesi fu Voltaire, che iniziò la sua carriera come drammaturgo e poeta e fu autore di pamphlets (opuscoli satirici e polemici), saggi, satire e racconti brevi nei quali divulgò la scienza e la filosofia della sua epoca. Il filosofo intrattenne inoltre una voluminosa corrispondenza con scrittori e sovrani europei. Gli scritti di Jean-Jacques Rousseau, come Il contratto sociale (1762), l'Emilio (1762) e le Confessioni (1782), esercitarono una profonda influenza sulle teorie politiche e pedagogiche del secolo seguente e diedero impulso al romanticismo ottocentesco. L'illuminismo fu anche un movimento profondamente cosmopolita: pensatori di nazionalità diverse si sentirono accomunati da una profonda unità d’intenti, mantenendo stretti contatti epistolari fra loro. Furono illuministi italiani Pietro Verri e Cesare Beccaria in Italia, Benjamin Franklin e Thomas Jefferson nelle colonie americane. Durante la prima metà del XVIII secolo, molti tra i principali esponenti dell'illuminismo furono perseguitati per i loro scritti o furono messi a tacere dalla censura governativa e dagli attacchi della Chiesa, ma negli ultimi decenni del secolo, il movimento si affermò in Europa ed ispirò la rivoluzione americana. Il successo delle nuove idee, sorretto dalla pubblicazione di riviste e libri e da nuovi esperimenti scientifici inaugurò una moda diffusa persino tra i nobili e il clero. Alcuni sovrani europei adottarono le idee e il linguaggio dell'illuminismo. Voltaire e altri illuministi, attratti dal concetto di filosofo-re che illumina il popolo dall'alto, guardarono con favore alla politica dei cosiddetti despoti illuminati, come Federico II di Prussia, Caterina II di Russia e Giuseppe II d'Austria. La Rivoluzione francese pose fine alla diffusione pacifica, ma talvolta anche solo elitaria, dell’illuminismo e, per i suoi episodi più sanguinosi, gettò discredito sull'illuminismo. La polemica romantica, agli inizi del XIX secolo, avversò la sottovalutazione delle tradizioni e della storia, la propensione per l'ateismo, indiscriminata esaltazione della razionalità. L’illuminismo si diffuse fra ampi strati della popolazione preparando l’avvento dell’età contemporanea.



ALCUNE FIGURE IMPORTANTI DELL'ILLUMINISMO

Thomas Paine

Jean le Rond d'Alembert

Denis Diderot

Edward Gibbon

David Hume

Thomas Jefferson

Gotthold Lessing

John Locke

Montesquieu

Isaac Newton

Jean-Jacques Rousseau

Adam Smith

Baruch Spinoza

Voltaire
Anonimo
2006-07-14 13:46:23 UTC
" grande e bello spettacolo veder l' uomo uscir quasi dal nulla per mezzo dei suoi propri sforzi ; disperdere , con i lumi della ragione , le tenebre in cui la natura l' aveva avviluppato ; innalzarsi al di sopra di se stesso ; lanciarsi con lo spirito fino alle regioni celesti : percorrere a passi di gigante , al pari del sole , la vasta distesa dell' universo ; e , ciò che é ancor più grande e difficile , rientrare in se stesso per studiarvi l' uomo e conoscerne la natura , i doveri e il fine "


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